Portogallo e investimenti pubblici –  Mauro Scarpellini

 

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Domenica 3 ottobre in Portogallo ci sono state le elezioni amministrative e il Partito Socialista (PS), che è al governo in coalizione con la sinistra radicale, è andato benissimo : ha conquistato più della metà dei 308 comuni dove si votava e ha ottenuto in tutto il 38 per cento dei voti, sei punti in più delle elezioni politiche del 2015, il risultato più alto della sua storia. È una vittoria rara in Europa, dove i partiti socialisti sono in crisi quasi ovunque, dalla Francia alla Germania.

Il successo della sinistra portoghese è dovuto in buona parte alla situazione economica del paese: il Portogallo sta recuperando molto bene dopo la grave crisi economica che lo ha colpito. Il deficit ha raggiunto il livello più basso di sempre, mentre l’agenzia Standard & Poor’s ha appena alzato il rating del paese. Il primo ministro socialista António Costa non si è limitato soltanto a tenere i conti in ordine, ma ha fatto anche molte cose “di sinistra”, mirate ad aiutare in particolare i ceti più colpiti dalla crisi e dalle misure di austerità adottate negli ultimi anni precedenti.

Per esempio il suo governo ha alzato il salario minimo, ha abbassato l’età pensionabile e ha aumentato gli investimenti pubblici, in particolare quelli nella sanità: in pochi anni il Portogallo ha recuperato diverse posizioni nelle classifiche internazionali sulla qualità dei servizi sanitari.

A luglio il tasso di disoccupazione ha raggiunto l’8,9 per cento, il livello più basso dal novembre 2008. L’economia dovrebbe crescere quest’anno del 2,5 per cento, sostenuta da turismo ed esportazioni.

Costa, secondo gli ultimi sondaggi, gode dell’approvazione del 48,9 per cento dei portoghesi e il 3 ottobre questa popolarità si è trasformata nella conquista di 9 delle 15 città più popolose del paese, tra cui la capitale Lisbona.

Il Portogallo ha detto all’Europa e, quindi, anche agli italiani, che si possono fare politiche di sinistra, si possono fare investimenti pubblici, si riesce a ridurre l’occupazione e ad aumentare la ricchezza prodotta.

 

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