L’Euro conviene a tutti – Fabrizio Macri’

Nel dibattito politico italiano, francese ed europeo di questi mesi si sente forte la voce delle fazioni antieuropeiste che attribuiscono all’Europa le colpe del declino economico e sociale del continente, mettono in un unico calderone, l’establishment, l’America, gli Illuminati, la BCE, i petrolieri, l’imperialismo delle multinazionali e delle banche d’affari, la disciplina economica di Bruxelles e la Germania e li contrappongono al diritto dei popoli privati della sovranità dei loro Stati che invece di difenderli cedono ai poteri forti del capitalismo internazionale. Gli estremi populisti parlano alla pancia delle persone facendo appello alle paure più profonde soprattutto collegate a due fenomeni :

– un oggettivo peggioramento delle condizioni economiche che si traduce in ridotto potere d’acquisto dei salari e sempre più difficile accesso al mercato del lavoro;

– cambiamento del contesto sociale generato dal rapido e massiccio aumento dei flussi migratori dai paesi di religione musulmana.

A fronte di questa narrazione populista che però poggia su un disagio sociale effettivo delle classi meno abbienti in Occidente, le forze europeiste di ispirazione socialdemocratica e liberale combattono l’avversario con ragionamenti timidi ed astratti, facendo appello alla storia, alla solidarietà tra i popoli, allo « spirito di Ventotene », citando Spinelli e sfoggiando anche una certa spocchia radical chic che aliena loro le simpatie del popolo, naturalmente più vicino agli argomenti semplicistici di chi urla più forte.

A nostro modo di vedere la risposta europeista deve essere capace di tradurre in concetti semplici e concreti quella che è invece una realtà complessa che se però analizzata bene dimostra che gli argomenti dei movimenti politici di destra e sinistra che annoverano l’Europa tra i nemici dei popoli sono, soprattutto sul fronte economico deboli e privi di fondamento.

Quali sono dunque le ragioni del nostro « essere europei »?

Quali argomenti comprensibili ai più parlano a favore della sopravvivenza dell’Unione economica e Monetaria Europea ?

Nessun paese oggi al di fuori forse della Germania, dell’Olanda e dei paesi scandinavi potrebbe permettersi un’uscita unilaterale dall’area Euro senza che la propria nuova moneta venga sottoposta ad attacchi speculativi che la svaluterebbero nel breve; le conseguenze su un Paese fortemente indebitato e non autonomo in termini di disponibilità di materie prime come l’Italia sarebbero le seguenti:

  • aumento del prezzo del petrolio quindi della benzina quindi della bolletta energetica delle famiglie
  • aumento dei prezzi di tutti i beni importati con conseguente aumento dell’inflazione interna ed un’ulteriore erosione dei salari
  • perdita di valore dei risparmi delle famiglie che si vedrebbero tramutare in una moneta nazionale debole e svalutata i risparmi una volta in Euro, moneta solida e stabile
  • aumento del valore della parte del debito pubblico italiano posseduto da stranieri quindi, un ulteriore aumento del valore del debito complessivo che porterebbe ad ulteriori attacchi specultativi sulla nostra moneta cui bisognerebbe far fronte con draconiani tagli della spesa pubblica, quindi delle pensioni, del sistema sanitario, della spesa sociale, per evitare il default e la deriva economica del Paese ;
  • il rischio di default probabilmente metterebbe a rischio anche l’unità politica del Paese con un Nord che in queste condizioni scalpiterebbe per liberarsi del peso insostenibile della spesa necessaria a mantenere un Sud fortemente improduttivo;
  • inoltre la svalutazione sulla moneta sarebbe anche del tutto inutile nel procurarci l’unico vero vantaggio di una svalutazione che è quella di un rilancio dell’economia e della domanda aggregata attraverso le aumentate esportazioni perchè le nostre esportazioni sono già in costante crescita da anni ed hanno beneficiato dei recuperi di competitività reale che le imprese hanno dovuto mettere in atto per stare su un mercato con una moneta forte come l’Euro. Sarebbe come dare un sussidio sociale ad uno che ha un salario in aumento da anni: inutile il provvedimento, scarsissimo l’impatto sull’economia.

Ecco 6 semplici ragioni per cui l’Euro lungi dall’essere un’imposizione neoliberista sull’economia è stato fino ad oggi uno scudo dagli attacchi speculativi dei mercati finanziari, uno scudo che ci sta dando tempo per fare delle riforme tese ad aumentare la nostra competitività di sistema. Tempo che non avremmo avuto se avessimo avuto ancora la nostra lira.

Certo nell’Euro si richiede ai paesi che ne fanno parte dei sacrifici per avvicinarsi, in termini di competitività ai membri più forti, come la Germania e i paesi nordici. Ci si richiede cioè di assomigliare sempre di più a loro, se si vuole usare una moneta forte che riflette la solidità della loro economia. Dire oggi che l’Italia deve assomigliare di più alla Germania sembra quasi una bestemmia, un insulto, in un contesto politico e sociale in cui la Sig.ra Merkel e la sua Germania figurano sulla black list di tutti i movimenti anti UE.

Se forse però le forze europeiste ci spiegassero che assomigliare di più alla Germania significherebbe avere un paese in cui il tasso di corruzione è tra i più bassi al Mondo, in cui le risorse della spesa, dato che non vengono rubate o sperperate, possono essere destinate al sostegno dei più deboli; significherebbe vivere in un paese in cui se perdi il lavoro, ti viene pagato un sussidio dignitoso che ti consente per anni di vivere a spese dello stato, di formarti e di tornare sul mercato del lavoro; un paese in cui i sindacati partecipano alla gestione delle imprese ed in cui nonostante così tante risorse vengano destinate ai cittadini, le imprese riescono ad essere competitive, a pagare stipendi più alti dei nostri e permettono alla Germania di figurare sempre nella top three dei maggiori esportatori al Mondo; se le forze europeiste fossero in grado di spiegare tutto questo, forse il vento dell’opinione pubblica cambierebbe.

Perchè infatti se l’Europa ci serve ad assomigliare di più a questo Paese, noi ne vogliamo uscire ? Per andare dove ? Per seguire quale modello sociale ed economico ? La disciplina sulla spesa imposta da Bruxelles non ci dice come spendere i soldi, ci dice solo che oltre un certo tetto non ne possiamo spendere, senza generare sui mercati timori sulla nostra capacità di produrre abbastanza reddito da restituire il debito. Timori che potrebbero portare ad attacchi speculativi a detrimento di tutta l’area anche dei paesi più virtuosi e dei loro lavoratori. Le scelte su come spendere quello che ci è consentito di spendere sono solo nostre e se fino ad oggi, siamo a fatica rimasti nei parametri europei prevalentemente operando tagli lineari e quindi togliendo soldi sia a funzioni utili che a funzioni inutili, mantenendo un tasso di evasione fiscale senza pari in occidente ed una pressione fiscale opprimente, ma non operando delle scelte come hanno fatto i tedeschi, la responsabilità di questo non è degli « Illuminati » e della spectre neoliberista ma della classe dirigente che va da Aosta a Palermo, da Trento a Reggio Calabria.

La stessa classe dirigente che, incapace di produrre i necessari cambiamenti per renderci più virtuosi, adesso vorrebbe convincerci che che il miglior modo per stare meglio è abbandonare la moneta unica, ci vorrebbe convincere che l’unico modo per non fare la fatica di imparare a nuotare è lasciarsi affogare, che l’unico modo per non fare la fatica di passare l’esame è rifiutarsi di darlo che l’unico modo per non fare la fatica di laurearsi è non discutere la tesi di laurea. Una fuga dalla realtà insomma, un’illusione di un ritorno ai redditi e tassi di crescita degli anni ’80 in cui i nostri più temibili competitor si chiamavano Francia e Germania e non Cina e India. L’Europa a guida tedesca non è la casa dell’establishment, degli Illuminati e del selvaggio neoliberismo di stampo anglosassone, la costruzione europea è basata su principi tanto liberali quanto sociali e solidali.

L’Europa va difesa perchè è la dimostrazione su questo pianeta che ci può essere sviluppo e crescita competitiva dell’economia senza sacrificare l’ambiente, senza rinunciare allo stato sociale, senza lascare indietro gli ultimi ed allo stesso tempo senza mortificare le forze più dinamiche della società, a partire dagli imprenditori, dagli start-upper e dagli innovatori.

Le forze timidamente europeiste che adesso perdono voti ogni volta che si appellano a principi astratti e impopolari come gli « Stati Uniti d’Europa » e lo « spirito di Ventotene », dovrebbero parlare alle tasche dei cittadini, dovrebbero dimostrare che la complessità delle dinamiche di mercato possono essere spiegate e rese commestibili ai più, che mettere nello stesso calderone l’imperialismo delle multinazionali con la costruzione europea è un artificio retorico privo di fondamento nella realtà. Se il liberalsocialismo perde l’Europa, perde l’unica vera costruzione umana che ne abbia realizzato i principi facendo del nostro Continente la meta di tutti i disperati del Mondo che sfuggono da società tribali e disumane per vivere il loro sogno europeo.

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