Generazione Erasmus, Brexit e Stati Uniti d’Europa Leonardo Scimmi

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Generazione Erasmus, Brexit e Stati Uniti d’Europa

Presentazione del libro Erasmus Politik – prefazione del Viceministro Sen. Riccardo Nencini.

Il libro Erasmus Politik é una raccolta di scritti ed articoli comparsi nel corso degli ultimi sei anni nel quotidiano Avanti !on line e nella rivista Mondoperaio, giornali di estrazione socialista riformista.

Nel corso delle varie esperienze all’estero che ho avuto la fortuna di vivere, ho sempre confrontato analizzato elaborato le differenze le somiglianze le affinità tra i sistemi socio economici e politici dei vari paesi e dell’Italia, e per questo mi sono ritrovato a scrivere articoli che fotografavano perlopiu gli aspetti sociali politici delle mie esperienze.

Esperienze che sono cominciate con il progetto erasmus in Germania e sono proseguite con un master ancora in Germania e poi un lavoro in Lussemburgo e poi in Svizzera.

A questa attività professionale ho accompagnato un’attività associativa legata al PSI all’estero, esperienza che mi ha posto in contatto con il mondo degli italiani all’estero, la vecchia emigrazione e la nuova, gli erasmus si ma anche i ricercatori i lavoratori gli expat i Ph.D i lavoratori nella ristorazione, nelle fabbriche, nei patronati, un mondo – l’altra Italia  come spesso viene definita – che non conoscevo e che mi ha mostrato un insieme di umanità ricordi nostalgia ambizione motivazione voglia di farcela e di essere rispettati all’estero, in paesi difficili con lingue difficili e società non sempre accoglienti.

Attraverso queste esperienze ho scritto articoli regolarmente ed il direttore dell’Avanti ! ha avuto la bontà di pubblicarli.

In fine ho voluto metterli insieme e sistematizzare questo diario ed il titolo é in realtà un progetto oltre ad una speranza.

Il progetto é l’Erasmus della politica di cui parlero’ in seguito, e la speranza é invece quella di fronteggiare oggi con le idee e la comunicazione quelli che sono oggi i problemi piu’ gravi della società, e cioé il nazionalismo e l’antipolitica.

E pertanto l’Erasmus é visto come lo strumento migliore per combattere i nazionalismi rinati oggi in Italia e Francia e Germania ed ovunque in Europa e la politica é un messaggio rivolto alla società che ha perso fiducia e volontà nella politica nella speranza di far comprendere che soluzioni ai problemi di oggi possono derivare solo dalla politica, e che senza politica non possiamo avere una società funzionante.

Da questa riflessione nasce il libro Erasmus Politik.

COSA E’ l’ERASMUS IL MIO ERASMUS E PERCHE’ FARE l’ERASMUS

Come sapete oramai tutti l’Erasmus é un progetto creato dalla Commissione Europea anel 1987 per facilitare la mobilità di studenti ricercatori professori, oramai abbiamo l’Erasmus plus che allarga di molto la possibilità e la platea di chi ha diritto di fare il famoso progetto di scambio culturale e studi all’estero. Si calcola che dall’inizio sono circa 3.5 milioni gli studenti che hanno usufruito del progetto di scambio, su quasi 500 milioni di abitanti in Europa. Molti, ma in rapporto alla popolazione complessiva europea non cosi’ tanti.

Il progetto é organizzato in parte dalle universita’ di partenza e di arrivo e finanziato solo in parte dalla Commissione Europea tramite un suo badget sempre crescente ma non sufficiente a mandare tutti in Erasmus. Inoltre occorre avere una media universitaria medio alta, almeno per poter andare nelle mete piu’ ambite, come era a suo tempo Londra e Barcellona e Parigi.

Occorre dire che l’Erasmus non é affatto un progetto elitario, si occorrono mezzi finanziari per poter vivere all’estero un 6 o 12 mesi, ma l’obiettivo é avere piu’ Erasmus possibile. Si tratta della democratizzazione di un fenomeno – lo studio all’estero – una volta riservato solo alle classi piu’ abbienti.

Il mio Erasmus l’ho svolto in Germania, nella bella cittadina di Regensburg sulle rive del Danubio, a 150 km a nord di Monaco di Baviera.

Ricordo ancora che la mia domanda per andare a Regensburg spiccava in capo alla lista degli ammessi, per il semplice motivo che nessuno voleva andarci, tranne me J

La Germania nel 2001 non era cosi’ in voga come oggi, oggi tutti vogliono andare in Germania, chissà perché, per trovare lavoro.., e nel caso a Berlino, ma allora la Germania non era cosi’ attraente. Io avevo iniziato a studiare il tedesco da poco, mi aveva attratto soprattutto la difficoltà di quella lingua incomprensibile, ma che celava qualcosa di interessante, di complesso, un mondo di filosofi giuristi musicisti che mi affascinava, e poi mi affascinavano le parole lunghissime che il professore di commerciale scriveva sulla lavagna in tedesco e pensai che la Germania sarebbe stata la mia meta.

La città era bellissima, piccola e curata, con ponti prati chiese gotiche e l’università iper organizzata ed immersa nel verde. Tutto era organizzato, previsto, rispettato, gli studenti avevano una vita ordinata fatta di lezioni esami feste all’aperto viaggi studio seminari il finesettimana, biblioteche silenziose e stile Bauhaus, professori super disponibili, aperti, pazienti, i professori li non possono fare il doppio lavoro, almeno per il diritto, stage e praktikum organizzati in germania ed all’estero, master all’estero e corsi di lignua all’estero.

Iniziai con un corso intensivo di 30 giorni 8 ore al giorno di tedesco, era marzo e nevicava tantissimo, poi iniziarono le lezioni, potei scegliere le materie che mi interessavano, poi partecipai ad un seminario a Varsavia sull’allargamento dell’Europa ai paesi dell’Est dove vennero elaborati gli aspetti costituzionali di questo allargamento (Osterweiterung).

Dovetti preparare un dossier e presentarlo in tedesco all’aula magna di Varsavia. Un’esperienza difficile J andammo in treno e viaggiammo tutta la notte, studenti tedeschi ciprioti inglesi ungheresi italiani, tutti insieme, fu molto divertente.

L’esperienza Erasmus termino’ a luglio e ripartii in ottobre per approfondire la mia tesi e restai ancora 2 mesi con una borsa di studio dell’università.

La città era splendida, c’erano iniziative internazionali tedesche italiane di teatro, tutti partecipavano in un microcosmo europeo, si comunicava in tedesco, a vari livelli, piu’ o meno, ma ci si capiva. Alla fine riuscii a passare 6 esami di cui 3 vennero riconosciurti in Italia e contribuirono al mio corso di studi a Roma.

Ho appreso una lingua una cultura uno stile di vita completamente diverso dal nostro. Ebbi l’oppurtintà di partecipare ad una gita di vari giorni a Berlino per visitare il Parlamento, la casa di Willy Brandt, ho incontrato persone con cui sono ancora oggi in contatto, un’esperienza ricca che cambia la percezione delle cose, ti mette a confronto con realtà diverse, un modello di società efficiente prgmatico etico magari un po’ freddo meno passionale meno evidente rispetto al nostro, ma non per questo meno attraente.

Tornato in Italia volli ripartire con una borsa dell’universita la Sapienza per un master, questa volta a Colonia, città ben piu’ grande, sulle rive del maestoso Reno e patria della democrazia industriale tedesca. Un Erasmus piu’ approfondito, con maggiori conoscenze della lingua oramai acquisite, e molte piu’ materie da studiare tra diritto ed economia, tutto in tedesco.

Di fatto oggi sono ancora ll’estero, il mio Erasmus in vero non é mai finito.

Perché fare l’Erasmus :

Ci sono varie ragioni per cui fare l’Erasmus. Il periodo Erasmus non é infatti solo un’esperienza meravigliosa dal punto di vista umano  e di vita, ma anche e soprattutto una grande opportunità per porre le basi di una carriera e del futuro professionale. Per varie ragioni :

  • Principi del project management l’Erasmus metterà alla prova la vostra capacità di organizzare e gestire un progetto. Non si tratta solo di partire per un’altra nazione, si tratta di partecipare ad un bando di concorso, raccogliere materiale e rispettare scadenze, stilare un piano formativo, valutare pianificare eseguire un progetto in totale autonomia, qualità molto richiesta nel mondo del lavoro.
  • Problem solving e gestione dello stress – nelle aziende queste sono qualità ricercate. In Erasmus queste qualità saranno sviluppate necessariamente. Ci si trova in un posto completamente nuovo, senza conoscerne la lingua, si dovrà cercare casa, fare le cose amministrative, convivere con estranei, seguire corsi di lingua e fare esami in lingua straniera. Si sviluppa un senso critico e pratico molto utile per il mondo lavorativo.
  • Imparare a lavorare in un ambiente multiculturale – per dare un respiro internazionale alla propria carriera, per essere appetibili come curriculum per una multinazionale, l’esperienza Erasmus dona subito la chiave al datore di lavoro che si possiede quelle qualità necessarie a stare in un’impresa
  • Imparare ad esprimersi in una nuova lingua – questo é forse il piu’ evidente vantaggio, apprendere veramente una nuova lingua, comunicare nel quotidiano e nel mondo accademico e poi del lavoro é un cambiamento radicale ed apre prospettive e mercati completamente nuovi.
  • Creare network e contatti – l’Erasmus é una opportunità per farsi nuovi amici ma anche per allargare la cerchia dei contatti ed avere maggiori contaminazioni culturali e professionali. Molte persone hanno poi trovato lavoro tramite i contatti fatti durante l’Erasmus, oppure una stage all’estero e poi un primo contratto di lavoro.
  • L’Erasmus rafforza la fiducia in se stessi – si aumenta la adattabilità nei confronti di altre culture, apertura verso nuove esperienze, sicurezza in se stessi, capacità di decisione e abilità nel risolvere problemi.
  • L’Erasmus fa apprezzare piu’ l’Europa. Alcuni vedono nella Generazione Erasmus il futuro dell’Europa. Torneremo su questo tema.
  • L’Erasmus fa Un dato numerico, dalle coppie Erasmus sono nati già circa 1 un milione di bambini misti, vale a dire europei. Il vero futuro dell’Europa.
  • L’Erasmus aiuta a sviluppare una sensibilità al dialogo interculturale che oggi é essenziale perché in epoca di migrazioni si deve essere in grado di spaere gestire – tutti – le culture differenti che arrivano o che si trovano, e vi posso garantire che queste barriere mentali culturali religiose sociali tradizionali e storiche e linguistiche rappresentano la chiave ed i problemi maggiori in relazione agli spostamenti alle integrazioni ai rapporti sociali e professionali. Ci sono ostilità barriere difficoltà e frustrazioni invisibili che rendono una società complessa ed a volte ingestibile, come vediamo oggi in molte realtà europee. L’Erasmus dona alcuni strumenti per meglio affrontare queste difficoltà.

L’Erasmus é il progetto che ha funzionato meglio in Europa. Ha lo scopo di accrescere la mobilità, facilitare l’integrazione europea e favorire le prospettive occupazionali dei giovani.

Lo scopo principale é non solo quello ora ricordato, occupazionale formativo, ma anche e soprattutto quello di creare un’identità europea, una cittadinanza europea, tema su cui torneremo piu’ avanti.

Ci sono studi che evidenziano come la mobilità degli studenti rappresenta una ottima strategia per accrecere l’occupabilità dei laureati, rimettere in moto l’ascensore sociale con la meritocrazia, e rafforzare il senso della cittadinanza europea.

Nel mio lungo erasmus ho conosciuto anche l’emigrazione italiana che non posso non menzionare.

Migliaia di italiani dai 25 ai 90 anni che vivono su territorio straniero. Mille difficoltà, le tragedie di Marcinelle in Belgio e di Matmark in Svizzera, le politiche italiane che incentivavano l’emigrazione per abbassare il tasso di disoccupazione nazionale, la ripresa negli utlimi anni di un’emigrazione qualificata e non, dai lavoratori nella ristorazione agli impiegati quadri dirigenti ai ricercatori.

Circa 100.000 ogni anno.  Fiumi di capacità di persone formate che lasciano il paese per lavorare e pagare tasse e contribuire alla produzione di altri paesi al prezzo di distacchi famigliari emotivi sociali. Un dato da considerare soprattutto se l’Europa non diventa una realtà effettiva e soprattutto sociale. Un tema questo che si allaccia a quello delle Quote Erasmus che affrontero’ a breve. In Italia manca l’osmosi delle capacità. L’Erasmus non deve semplicemente diventare il primo passo verso l’emigrazione ma deve essere un processo anche formativo che consente il rientro – se voluto – delle capacità e professionalità italiane.

BREXIT – COSA E’ MANCATO ALL’EUROPA

Occorre immediatamente dire che l’Europa oggi é una costruzione fantastica,     un ‘opera enorme, in termini storici pensiamo che l’Unione Europea nasce 60 anni fa, un’inezia della storia, e che fino al 1945 Francia Inghilterra e Germania ed Italia erano in guerra. Che nel 1989 é crollato il Muro di Berlino ed é finita la guerra fredda tra USA e URSS. Quindi l’Europa é passata da una guerra con bombardamenti a Dresda nel 1945 ed alle divisioni fisiche del Muro el 89 ad una zona di libertà di pace di protezione sociale e di diritti e doveri con 27 Paesi e con 500 milioni di abitanti.

Una moneta unica, una Corte di Giustizia, delle leggi, una Governance  vari trattati, regole anti crisi economica, una Banca centrale, una percezione all’estero quale porto sicuro.

Un ‘opera entusiasmante che ha preso il via dal manifesto di Rossi e Spinelli dalla prigione di Ventotene e poi via tramite i Trattati di Lussemburgo poi Roma poi Atto Unico di Milano poi Maastricht Nizza Lisbona.

Una architettura complessa ed incomprensibile a volte, ma sicuramente un’opera storica sociale mastodontica, non lo dimentichiamo, in 60 anni.

Oggi l’Europa pero’ é in crisi – abbiamo l’uscita della Gran Bretagna – Brexit dopo il referendum – ed abbiamo il rischio di forze anti Europee ed anti Euro in molti paesi d’Europa.

In Italia Grillo e Salvini in Germania AfD in Francia Le Pen ed altri in Olanda e nei Paesi dell’Est.

Un flusso anti-Europeo che si fonda sulla rinascita dei nazionalismi, dei sovranismi, di un desiderio anti-casta e anti-politico che tende a distruggere tutto per due motivi : una crisi economica devastante dal 2008 e la paura della globalizzazione, dell’apertura, del nuovo, del cambiamento, del diverso, delle immigrazioni, delle insicurezze, ci si rifugia nel cio’ che conosciamo, cio’ che é sicuro, nel giardino di casa, un po’ come restare a casa invece di andare in Erasmus.

Ecco qui a scanso di equivoci non si emettono giudizi di valore, o di morale.

Io sono contro il nazionalismo e l’antipolitica non perché lo ritengo sbagliato o ingiusto, ma perché penso che non funzionerà, non ci salverà dai problemi, anzi ne porterà altri.

Il nazionalismo aveva la sua ragione di essere quando in Italia come in Germania si volle unificare il paese. Oggi la nazione é piccola rispetto al mondo, ed un modello organizzativo piu’ grande si impone.

La Brexit ha sugellato la fine di una relazione ambigua tra Gran Bretagna e Unione Europea. Anomala, parziale, l’isolamento, la paura dell’immigrazione, di perdere privilegi, il mondo anglosassone quale sfera a sè, le ex colonie, la paura dell’invasione incontrollata, molti gli aspetti che hanno determinato la vittoria del referendum contro l’Europa, e gli analisti e giornalisti le hanno già evidenziate con dovizia di particolari. Tuttavia quello che preme qui evidenziare sono i punti chiave di questa onda anti-europea e anti-politica che monta in Europa.

Quello che é mancato é in primis una seria ed efficace comunicazione da parte della Unione Europea.

Non si vive di sola economia e tassi di interesse.

E’ mancata la cultura e l’identità spiegata agli europei.

L’Unione Europea va innanzitutto spiegata, comunicata, propagandata e veicolata a tutti i livelli europei. Non si tratta di costruire semplicemente una casa astratta fatta di burocrati dalle facce poco simpatiche.

Occore in primis creare il popolo europeo e poi far si che sia in grado di eleggere democraticamente il proprio governo.

Ora creare un popolo non é cosa semplice, e non si vuole scendere in meandri totalitaristici, ma per citare D’Azelio fatta l’Europa  si debbono fare gli europei.

L’Europa é un continente enorme composto di una cultura che nessun paese al mondo ha, con siti Unesco in ogni angolo, fatto di arte, pittura, musica, teatro, opera, sport, tradizioni, cibo di estrazioni territoriali ma in fondo europee.

Quello che occorre é trasmettere un senso di appartenenza all’Europa a tutti i suoi cittadini, farli sentire uniti anziché gli uni contro gli altri, evitare i nazionalismi e le competizioni, come diceva Mitterrand il nazionalismo é la guerra e l’Euro é – in vero – un progetto politico, di unificazione  politica come ricordava Joschka Fischer.

Per questo ho evidenziato quelli che sono alcuni punti chiave per creare un senso di appartenenza all’europa, una identità europea che consenta e sia propedeutica alla costruzione dell’Europa che volgliamo.

  • Innazittutto un progetto Erasmus della Politica – vale a dire un progetto erasmus, come quello descritto prima, che si rivolga ai giovani e li sproni a partecipare alla vita politica di un paese dell’europa a scelta, uno stage in parlamento al governo alla corte costituzionale o in un partito. Lo scopo é duplice, da una parte aumentare le competenze linguistiche formative e la conoscenza del paese estero, dall’altro sollecitare l’interesse politico, combattere l’antipolitica e creare cosi’ la classe dirigente politica del futuro europeo, una classe dirigente europea, che parla diverse lingue conosce diverse culture europee e sarà capace di perseguire l’interesse europeo anzichè quello nazionale.
  • Quote Erasmus – come già detto, quello che manca all’Italia é l’osmosi tra chi entra e chi esce. In vero in altri paesi ho notato che chi studia all’estero poi rientra in patria per lavorare e sfruttare le conoscenze acquisite. In Italia no, chi va all’estero diventa un emigrato. Chi se ne va é per sempre, impara e sfrutta le sue competenze all’estero, senza beneficiare l’Italia, che in vero ha pagato parte della formazione e soprattutto avrebbe interesse a ricevere vantaggi in termini di risorse umane. Occorre quindi creare istituire dei sistemi di rientro dei lavoratori che stanno all’estero, attraverso un data base che monitorizzi in primis queste professionalità e poi le immetta nel mercato riservandogli delle quote, altrimenti causa la distanza la opacità ed il familismo amorale dell’Italia queste risorse sono perse per sempre. Si potrebbe iniziare dalla PA e poi estendere ai privati, per legge.
  • Lingua comune – uno degli aspetti che mi sta piu’ a cuore é quello linguistico. L’Europa non si puo’ e potrà fare finché non ci sarà una lingua comune. Inutile girarci intorno, gli USA parlano tutti inglese, in Europa é una babele di lingue. Lo diceva perfino Tullio de Mauro. Ed aveva ragione. Ora cancellare le lingue nazionali é un oltraggio inammissibile –per carità – affiancare una lingua unica ad esse credo sia auspicabile. La riforma Buona Scuola mi pare vada in questa direzione, occore pero’ una uniformità europea. Una lingua per tutti, magari l’inglese che oramai é neutra visto che fuori dall’UE. Significa insegnare materie in inglese, magari piu’ Shakespeare che altro, magari insegnare matematica in inglese, reperire professori madrelingua, non é facile, ma se tutti i paesi facessero cosi, tutti in Europa saprebbero comunicare scrivere in una lingua madre e potrebbero dibattere capirsi creare un popolo europeo ed una opinione pubblica europea. Le lingue nazionali resteranno, come restarono i dialetti accanto all’italiano ufficiale dopo l’unificazione d’Italia.
  • Unificare i sistemi educativi – altro tema legato all’educazione e scuola é quello dei sistemi educativi. Se in Francia si insegna solo Voltaire in Italia solo Leopardi non ci sarà una cultura condivisa. Occorre unificare i sistemi e programmi educativi. Occorre insegnare l’Europa, i Trattati, la cultura tradizionale di altri paesi. Occorre insegnare gli umanisti, che furono europei ante litteram come Petrarca, Montaigne, Erasmus da Rotterdam Goethe. L’Educazione é una delle materie che i trattati lasciano quale competenza esclusiva della nazione. Non puo’ andare, occorre avere programmi di letteratura arte pittura muscia europei, che trasmettano un senso di appartenenza alla musica tedesca come alla letteratura francese, un patrimonio comune.
  • Un servizio civile e militare obbligatorio in Europa – il badget della Commissione europea é o potrebbe essere enorme. Considerate che il PIL complessivo dell’UE é il piu’ grande al mondo. Ebbene finanziare degli scambi ancorché brevi per fare servizi civili e militari all’estero avrebbe il doppio beneficio di creare identità europea scambio culturale come detto e una difesa europea, unita, che potrà risolvere i ben noti problemi ai nostri confini.
  • Abbassare l’età dell’Erasmus a 16 anni
  • Introdurre il collegio unico europeo per le elezioni europee
  • Inserire nelle imprese medio grandi l’isituto della Mitbestimmung – la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese – di derivazione tedesca – per attenuare il conflitto tra classi armonizzando lo scontro sociale e creare un senso di coesione e meritocrazia nella realtà socio economica.
  • L’Europa ha bisogno di coesione fra nazioni e fra classi sociali per essere unita e diventare grande.

 L’EUROPA DEL FUTURO

L’Europa del futuro per me sono chiaramente gli Stati Uniti d’Europa.

Cioé una costruzione federale che sia in qualche maniera costruita a livello costituzionale come gli Stati Uniti d’America, nonostante le molte differenze. Si pensi che in America il budget a livello federale é il 20% del PIl. In Europa l’1%. Si capisce immediatamente la differenza di poteri della Federazione rispetto agli stati membri.

In un mondo largo globale multilaterale con paesi  forti e numerosi come la Cina l’India il Brasile la Russia non si puo’ pensare di proseguire e navigare con gli stati nazionali quali Italia Francia Spagna o Germania.

Occorre un ruolo da leader dell’Europa che parli con una voce sola, sia democratica, persegua il suo modello sociale che la caratterizza assieme alla crescita economica e tecnologica.

Un Europa che sia piu’ forte degli stati nazionali.

 

Un’Europa che sia coordinata ed unica nell’affrontare la sicurezza interna (attentati Belgio/Francia) e la sicurezza esterna (frontiere, guerre vicine). Un’Europa che possa risolvere le crisi finanziarie con strumenti finanziari, unendo i debiti, riallocando risorse, intervenendo nei bilanci statali nazionali ma anche decidendo politiche di salvataggio tempestive. Un’Europa che conti nel mondo a livello di difesa e politica estera, che sieda nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che intervenga su questioni delicate come Siria e Libia. Un’Europa che né Russia ne USA in vero vogliono, forte e decisiva nello scacchiere internazionale. L’Europa divisa é debole, unita é fortissima.

Il motivo non é piu’ evitare la guerra, come dopo la seconda guerra mondiale, ma essere competitivi a livello globale e geopolitico e far si che i cittadini europei tutti abbiano e mantengano lo stile di vita e professionale cui sono abituati e che vedono erodersi lentamente a causa delle competizioni globali delle crisi e dei rischi notevolmente aumentati alla frontiere d’Europa (guerre regionali, Libia, Siria, Iraq, Afganistan).

Questo lo sappiamo tutti. Come arrivare agli Stati Uniti d’Europa é la domanda che dobbiamo rispondere.

Partiamo dall’aspetto che oggi pone maggiori problemi nel dibattito europeo, quello economico, e vediamo che il Trattato di Lisbona nonostante abbia chiarito per la prima volta le competenze dell’Unione Europea, non ha attribuito a quast’ultima le competenze necessarie a combattere la crisi dell’eurozona.

L’Unione infatti mentre ha una competenza esclusiva in materia monetaria, nella politica sociale, dell’occupazione ed economica dispone solo di un debole potere di sostenere coordinare e completare le politiche degli stati membri.

Quindi in queste aree il potere dell’UE é inefficace.

Secondo, l’aspetto istituzionale non favorisce l’emergere di una leadership nell’UE, poiché la Commissione é stata indebolita a scapito del Consiglio Europeo, che rappresenta i governi nazionali dove spesso vige il principio della unanimità che blocca le decisioni.

Terzo, il Parlamento – unico organo democratico anche se ancora a collegio nazionale – non ha il ruolo di indirizzo politico e controllo cui siamo abituati, il che rappresenta un grosso deficit democratico e popolare.

Ora raggiungere la costruzione di una Federazione dove vige il principio della maggioranza non é semplice, con un Parlamento che elegge un Governo con poteri politici, non é facile, a causa di ostacoli politici ed anche giuridici.

Il tentativo di scrivere una Costituzione Europea falli nel 2005 a seguito del NO francese ed olandese al referendum.

L’obiettivo oggi pero’ resta fare gli Stati Uniti d’Europa. L’Unico progetto oggi in grado di interessare e far sentire il popolo europeo protagonista.

Quello di cui abbiamo bisogno sono delle soluzioni graduali ma determinate, per le quali tuttavia manca ancora la volontà politica, perché le classi dirigenti sono ancora troppo nazionaliste e nazionali, non sono figlie della GENERAZIONE ERASMUS ed il popolo non é informato e cosciente delle potenzialità dell’Europa. 

Se come dicevaq Brecht “non possiamo abolire il popolo” dobbiamo pero’ spiegare al popolo perché l’Europa é conveniente e necessaria.

 

Democrazia first, poi cambiamo i trattati. E’ finita l’epoca del funzionalismo di Jean Monnet, occorre oggi DEMOCRAZIA e per fare cio’ occorre convincere il popolo della bontà del progetto europeo. Il popolo capirà se avrà gli strumenti per capire, la lingua, l’education necessaria, le informazioni necessarie.

Trovata la volontà politica di fare l’Europa, nel popolo europeo,  si dovrebbe immaginare un trattato per l’Eurozona separato dai trattati esistenti per il resto dei paesi non aderenti all’EURO.

L’Europa a due velocità. Condividere molto per pochi piuttosto che poco per molti.

Il primo trattato dovrebbe comprendere un Tesoro europeo, la possibilità di emettere eurobonds, un Ministro del Tesoro europeo, una bilanciata formulazione dei principi di rigore e solidarietà.

Inoltre si devono rivedere le regole di Dublino sulla regolamentazione delle richieste di asilo e la protezione delle frontiere.

Si dovrebbe aggiungere il tema della difesa comune e della politica estera comune, uniche e ben rappresentate a livello europeo e fornite di budget e dei mezzi necessari.

I gradi di integrazione sono innumerevoli, si aspira alla massima integrazione, su base democratica e maggioritaria.

Cambiare i Trattai non é semplice, lo vediamo con Brexit adesso, ma quello che di piu’ é necessario oggi sono la legittimazione del popolo europeo, senza la quale non si possono cambiare i Trattati e non si puo’ fare politica. Per questo, occorre prima di tutto far conoscere l’Europa, i suoi vantaggi, le sue bellezze, la sua cultura ai cittadini europei, ed ognuno di noi puo’ contribuire attraverso  l’erasmus, attraverso i lavori all’estero, attraverso internet, le conferenze, le giornate di studio e tutti gli eventi in cui si possono comunicare e far comprendere i vantaggi dell’Europa, che sono innumerevoli. (mercato unico, cittadinanza, sanità, scambi formativi, fondi strutturali nuova politica migratoria, sicurezza interna ed esterna). Solo cosi’ vinceremo contro i riemersi nazionalismi, contro l’anti-politica e l’anti –europeismo che minacciano la costruzione europea.

Victor HUGO diceva nel 1849 Conferenza Pace di Parigi :

 Verrà un giorno in cui in Francia, in Russia, in Italia, in Inghilterra, in Germania, in tutte le nazioni del continente, senza perdere le nostre qualità distinte e le nostre gloriose individualità, vi unirete serenamente in una unità superiore e costruirete la fratellanza europea, così come la Normandia, la Bretagna, la Borgogna e tutte le nostre province si sono fuse nella Francia […].

Verrà un giorno in cui non esisteranno più altri campi di battaglia se non i mercati, che si apriranno al commercio, e gli spiriti, che sono aperti alle idee. Verrà un giorno in cui le pallottole e le granate saranno sostituite dal diritto di voto, dall’armonizzazione universale dei popoli, dal rispettabile tribunale arbitrale di un senato grande e sovrano […]. Verrà un giorno in cui si vedrà come i due grandi gruppi di paesi, gli stati Uniti d’America e gli stati Uniti d’Europa […], si guarderanno in faccia, si porgeranno la mano attraverso i mari, scambieranno i loro prodotti, il loro commercio, le loro industrie, le loro arti, i loro geni al fine di trarre dalla collaborazione fra le due forze infinite, fra la fraternità degli uomini e l’onnipotenza di Dio, il maggiore benessere possibile per tutti!

scimmileonardo@hotmail.com

 

 

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