C’eravamo tanto amati, l’Italia, l’Europa la sinistra ed un dibattito surreale – Leonardo Scimmi

 

Résultat de recherche d'images pour "c eravamo tanto amati"

Il dibattito italiano spesse volte é deludente, specie quello politico. Giornali televisioni discorsi politici. Discutere di false documentazioni sul padre dell’ex Premier mi intristisce piu’ di quanto sia possibile immaginare e di sicuro non fa rimpiangere la decisione di aver lasciato il Bel Paese.

Sognavamo, come in « C’eravamo tanto amati » con musiche di Trovajoli, grandi battaglie ideolgiche, grandi sistemi, dibattiti culturali ispirati da Satre e Camus, o da Rawls e Bernstein, riforme di struttura, progetti ambiziosi, progetti mondiali. Giovani che imparavano cose nuove, dalla Scuola di Francoforte alla Silicon Valley, l’education di Blair o la meritocrazia di Schroeder, il maglioncino di Marchionne o la retorica di Varoufakis, la Gauche Caviar od i Cuepli Sozialisten, Macron o Hamon ? L’Europa federale o quella intergovernativa ? Concertazione o codeterminazione ? Kultur o Zivilisation ?

Ed invece no, la dura realtà ci inchioda al misero dibattito interno italiano, tra Consip e vitalizi, animato dai grillini di turno, campioni nel gridare al complotto in ogni dove, inspirato dai sovranisti e dai nazionalisti prêt-à- porter, ex federalisti oggi risvegliatisi garibaldini contro il famigerato nemico europeo guidato dall’efficiente Germania, fino giu agli eredi del corporativismo che mischiano bene la retorica nazionalista con quella della destra sociale in un revival di cui, in vero, nessuno sentiva il bisogno.

In tutto cio’ la televisione italiana pare impietrita in schemi culturali e mentali cristallizzati in un’epoca non identificabile, dove programmi vengono chiusi perché si parla di donne dell’est, o dove conduttori strapagati conducono battaglie sul taglio degli stipendi pubblici.

Il surrealismo al potere, verrebbe da dire con spirito tardo sessantottino, cui manca solo la ciliegina sulla torta : vedere un grillino a Palazzo Chigi !

Se al peggio non c’é mai fine, come insegna la tradizione vernacolare, aspettiamo con ansia le prossime elezioni, consci che nessuno dei contendenti in campo possa in vero portare l’Italia al livello successivo, quello dell’apertura globale. Nessuno dei leaders in campo pare avere una caratura internazionale, un background che liberi l’Italia dalle sue zavorre campaniliste, regionaliste, nazionaliste e le consenta di essere finalmente open minded.

Se il grillismo alligna fra i giovani e le masse, non necessariamente c’é del buono. Sarà pur vero che in democrazia « la quantità diventa qualità », come diceva il maestro Gianni, e tuttavia ci chiediamo come una tale massa di gente sia potuta cadere nelle trappole retoriche dei sostenitori dell’altrismo, in cui l’« altrismo » condensa un po’ tutte le fissazioni del popolo delle fake news, del complotto farmaceutico, di quello del gruppo Bilderberg, della casta ricca che ricorda il convento ed i monaci, dei baby vitalizi, del reddito per tutti a prescindere e per sempre, dei vaccini e via dicendo. Illusioni stellari miste di comunismo extraparlamentare, socialismo utopico primo ottocento, girotondismo montiano (da Rione Monti, Roma), monetine Raphaeliane sempre in voga e destra revanscista.

Se i pochi giornalisti – filosofi del primo novecento si fregiavano con orgoglio dell’aggettivo di « apoti », cioé coloro che « non la bevono », ci chiediamo come mai oggi, in Italia, quelli che la bevono siano diventati cosi’ tanti.

Colpa della scuola ? O della televisione ? Regresso fisiologico ? Dieta mediterranea ? Provincialismo linguistico ? Poca dimestichezza con internet e con la globalizzazione ? Insomma se in Germania eleggono in Parlamento i professori e noi mandiamo invece i bocciati, ci sarà un motivo ? Se la disoccupazione giovanile é al 40% sarà colpa solo dei vitalizi ? Oppure dovremo cominciare a prendere atto che, se non nell’occidente tout court, almeno in Italia quel declino paventato molto tempo fa ha iniziato il suo lento ma inesorabile cammino ?

Il progresso é lento, il declino molto veloce ovviamente, e quello culturale si porta dietro una serie di disgrazie sociali economiche e politiche cui un Paese difficilmente puo’ far fronte.

Tra i limiti principali del sistema italia scorgiamo, senza pretese di esaustività, il provincialismo, il nazionalismo ed una tendenza all’emotività politica che viene definita « populismo » ma che potrebbe ricordare anche i paesi del Sud America e che genera, in ogni caso, ingovernabilità, mancanza di governance, malattia che ci ha colpito soprattutto negli utlimi venticinque anni.

Il provincialismo e la chiusura culturale e linguistica ci portano a ritenere che l’Italia sia il centro del mondo, quando purtroppo la realtà é ben diversa e forse sarebbe il caso di farsene una ragione.

Il nazionalismo é una carta facile da giocare, come il campanilismo, e classi sedicenti dirigenti ispirate nientedimeno che da Putin hanno sempre un asso nella manica poiché la Nazione, forte di secoli di esistenza, é il prolungamento dell’ego e dell’individuo, cui la vanità non pone mai limiti.

Il cosiddetto populismo é una degenerazione della democrazia rappresentativa, che é stata scelta come sistema di democrazia proprio perché l’eletto non deve solo rappresentare ma anche avere un ruolo critico, intelligente e financo pedagogigo quando necessario. Al contrario l’eletto che segue o supporta o infiamma il desiderio di corto respiro dell’elettore fa un buon risultato elettorale forse, ma non un buon servizio al Paese.

Come uscire dalle logiche perverse che ci inchiodano ad un futuro di irrilevanza politica internazionale, ad una governance instabile e ad una stagnazione economica al limite del default, é la domanda che ci dobbiamo porre.

Da socialista ed europeista convinto, credo che la soluzone debba essere trovata in primis nella costruzione di una cultura europea diffusa in tutti i Paesi membri, una cultura che elevi ogni paese membro ad un grado di conoscenza degli altri paesi che renda possibile un dibatitto intelligente ed informato, ed una crescita culturale dell’intero continente europeo, alla pari.

Ne seguirà una politica democratica federale europea, con decisioni condivise e best practices diffuse a livello europeo. Le soluzioni saranno sicuramente socialiste o comunqe sociali, perché questo é il marchio di fabbrica dell’Europa, lo stato sociale, la solidarietà, derivata dalla cultura socialista e cristiana, ma anche la libertà derivata dalla cultura liberale e l’ecologismo dei verdi.

Quello che serve é diffondere il meglio che già esiste in Europa e spalmarlo a livelli eguali in ogni paese, ritagliando uno spazio all’Europa nello scenario internazionale, un ruolo da protagonista, sicura di sè e del suo modello politico-sociale.

Di nazionalismi, di populismi e di complottismi non ne sentiamo il bisogno, e bisogna invece vincere la battaglia della propaganda e della comunicazione in favore dell’Europa e del modello sociale e politico europeo.

Oggi la sfida é fra razionalità ed irrazionalità, fra Europa e Nazione, fra scienza e fake news. E dobbiamo vincerla.

Leonardo Scimmi

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *